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Opere
prime
Mandala
Promenade dans la rêverie
Racconti del mare
Mélanges
Digressioni
geometriche
Kλωνός
Coincidenze o suggestioni
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Che si parli sempre più di Digital Art è auspicabile ed inevitabile se la produzione artistica corrisponde allo spirito dei tempi in cui si formano ed uniformano gli artisti. L’artista sa interpretare questo spirito dei tempi e lasciarne ai posteri una testimonianza certa attraverso le sue opere.
Intorno alla metà del XIX secolo, apparve un marchingegno (dagherrotipo) che riusciva ad impressionare lastre empiricamente preparate riproducendo immagini che l'operatore voleva catturare. Quel dagherrotipo, oggi evolutosi in fotocamera digitale, ha segnato prepotentemente gran parte dell'arte della fine del XIX secolo ed ancora più marcatamente del XX secolo.
100 anni dopo, l'uomo inventa l'elaborazione informatica assistito da uno strumento che assomiglia molto al cervello umano con le uniche differenze che non gode della capacità intuitiva e creativa ma a suo vantaggio non vive crisi mnemoniche e soprattutto mantiene inalterate le sue capacità di calcolo e d'elaborazione in tempi impensabili per l'essere umano.
Verso la fine del XX secolo la diffusione di questo strumento e dei softweare
d'utilizzo diviene sempre più importante ed d'utilità per l'uomo contemporaneo.
Perché gli artisti non possono avvalersi di questi strumenti per produrre arte? E' forse rinnegata tutta l'Arte condizionata dallo strumento fotografico? Per quale motivo, oggi, si discute ancora se la produzione digitale sia da considerarsi Arte o meno piuttosto che sforzarsi di capire quali siano i limiti che l'artista deve porsi alla seduzione ed alla dominanza dello strumento?
Non è il media digitale che produce arte, ma è l'anima di chi s'avvale del media digitale che fa o non fa arte. Come nella fotografia, è indubbio che la maggior parte delle fotografie non abbiano valenze artistiche, ma solo quelle di chi ha l'anima dell'artista potrà varcare la soglia del riconoscimento artistico.
Non ci s'inventa artisti digitali solo perché si ha la capacità e la cultura dell'uso dei softweare, ma soltanto se vivi la fuga nell'immaginazione supportato dalla conoscenza tecnica degli strumenti tradizionali e da quella sensibilità che crea l'anima universale che trasparirà, poi, incancellabile.
Ben venga il media elettronico, ben venga il suo uso sempre più a supporto della creatività, ma non facciamoci ingannare se non riusciamo a dominarlo cioè a condizionarlo al nostro dominio creativo. Il messaggio che vogliamo veicolare attraverso la rappresentazione deve essere sempre inalterato nell'artista, come tale deve restare la sua universalità di lettura. Il media elettronico deve essere usato come s'usano le matite, i colori e le tele su cui si plasma il pensiero dell'artista, quindi un ulteriore strumento per scrivere il
suo pensiero.
Bisogna vincere la tentacolare seduzione che l'esplorazione di sentieri imprevisti ed imprevedibili sa esercitare sull'utilizzatore del media elettronico. Alla fine o durante le percorrenze di questi sentieri, non s'incontra o s'inventa l'arte. La capacità di produrre contenuti artistici è e rimane all'interno dell'Artista indipendentemente dall'uso degli strumenti che ritiene d'usare.
L’arte, recita il nostro dizionario, è la capacità, in senso lato, di agire e di produrre, basandosi su un particolare complesso sistema di regole e d’esperienze conoscitive e tecniche e quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati.
Verso la fine del XX secolo, a questo complesso sistema s’aggiunge anche il computer.
L’arte è rappresentazione in tutte le sue variabili forme. Ogni rappresentazione della creatività umana, se obbedisce al complesso sistema di regole e tecniche di cui dispone, diventa arte, ma non assume un valore assoluto in quanto condizionata dai parametri di mercato che dal baratto in poi impongono scale di valori, mai autentici, ma sempre condizionati alle logiche della domanda e dell’offerta.
Personalmente ritengo che il risultato finale della Digital Art, cioè il file salvato ed archiviato, sia da sottrarre alle logiche della domanda e dell’offerta che investe le opere uniche, causa la sua infinita riproducibilità, a meno che non si voglia reintervenire sullo stesso file più volte per rivestirlo del concetto d’unicità, ma è solo una strategia mercantile. Questo file, a mio parere, dovrà essere o precluso alle logiche del mercato per intervenire, quando sarà, nella storia dell’Arte o posizionarsi nelle relazioni tra domanda ed offerta con la riproducibilità peculiare alle opere multiple, quindi tiratura limitata, archivio certo e firma autografa dell’artista.
Ai posteri la selezione e l'ardua sentenza!
Tutti questi multipli sono serigrafati su tela con vernici a smalto mediante tecnologia
computerizzata con tiratura limitata .
Tutti sono firmati con firme autografe, Luvit sul dipinto e Lucio
Vitale sul retro di ogni tela.Ogni opera è corredata di un certificato d'autenticità in cui è
riportata la tiratura, il numero dell’esemplare,
l’anno di produzione e il numero d'archiviazione.
Ogni
opera della digital art, comunque, prima di essere serializzata viene
realizzata in retro pittura con aerografo su plexyglass trasparente di
8 mm
, presentandosi come i dipinti impalpabili. Alcune di esse, sempre in retro
pittura, utilizzano il pvc da mm 0,5 anche per creare quadri
retroilluminati.
Tutte
queste opere, uniche, rimangono nella disponibilità dell’artista.
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