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L’uomo nel corso della sua
esistenza si è sempre posto una serie di domande che nascono dalla sua
capacità di proiettarsi nel futuro attraversando la memoria storica e la
coscienza del presente.
Dove andare e per che cosa vivere?
La verità è che noi stessi non sappiamo dare risposte. Ci illudiamo che la
nostra esistenza poggi su pilastri solidi mentre ansia ed angosce c’invadono
e c’inseguono come persecutori
accaniti.
Per la maggior parte dell’umanità la via di fuga è sempre stata la
religione, in tutte le sue forme istituzionali, più o meno complesse ed
articolate, non come testimonianza di fede ma per sentirsi protetti e sottrarsi
al dubbio della morte come atto finale della propria esistenza ed alle angosce
che ne derivano.
Ecco nascere il dualismo corpo-anima: il corpo finisce, ma l’anima sarà
eterna.
Nella cultura egizia i medici dell’anima erano i sacerdoti, in Grecia i
filosofi che non parlavano in funzione di un’ispirazione divina, ma con
l’autorità della ragione per cui l’uomo rimaneva mortale, mentre solo la
divinità godeva dell’immortalità. Platone introdusse il concetto di anima
per alleviare le pene del dubbio e creare l’alternativa per lo sviluppo
spirituale dell’uomo.
Nella stessa ragione credevano i filosofi illuministi esaltando l’indipendenza
dell’uomo sia in senso politico, sia nei confronti delle superstizioni e delle
oppressioni di sovrastrutture culturali in cui ci si evolveva senza elaborare il
giudizio critico.
Fu il Vecchio Testamento ad introdurre per primo il concetto di clone. L’uomo
fu creato da Dio a Sua immagine e
somiglianza. Poi, per una disubbidienza, fu condannato a morire, ma gli fu
concessa la possibilità di salvare la sua anima e proiettarla nell’immortalità.
Anche Eva fu creata da una costola di Adamo. Non ci dobbiamo stupire se Dolly è
stata creata dalla cellula di un’altra pecora!
Finalmente filosofia e psicologia, due facce della stessa medaglia fino alle
porte delle ultime generazioni, hanno assunto strade completamente diverse ed
autonome.
La psicologia accademica ha assunto le dimensioni delle scienze naturali, il
laboratorio è divenuto il terreno di coltura delle affermazioni abbandonando il
concetto di anima, sempre più prerogativa dei rappresentanti dei culti.
La scienza e la progressiva conoscenza delle risposte che per moltissimi anni
hanno dato corpo all’atto di fede, hanno gradualmente modificato
l’atteggiamento dell’uomo occidentale sempre più convinto dal razionalismo
dell’intelletto e dalla frenesia degli sviluppi della conoscenza scientifica a
proiettarsi nelle fantasie ormai
preconizzabili della longevità della vita o addirittura nell’immortalità
quale conseguenza della clonazione. Non occorrerà più affidare il concetto
d’immortalità all’anima, ma sarà possibile viverlo nel corpo.
Stiamo varcando la soglia di una nuova era? Sicuramente si, anche se la paura di
cavalcare una nuova cultura che andrà progressivamente a demolire i
fondamentali delle culture consolidate, farà ergere strenue difese.
Quello che ci spaventa è appunto l’incapacità di prevedere, cosa che non si
pone la ricerca scientifica, come a suo tempo e nei suoi limiti dichiarava lo
stesso Aristotele.
La clonazione modificherà inevitabilmente l’Uomo che sarà costretto a
rivedere categorie culturali in cui si è introitato per migliaia d’anni e che
ora la conoscenza scientifica ci dà la possibilità di superare. Oltrepassare i
limiti non sarà mai un atto di presunzione ma un generatore d’ansie legate ai
rischi immaginati a protezione delle stabilità culturali.
In questi lavori, si vuole condurre l’attenzione dell’osservatore sulle
tematiche della clonazione, quale proiezione irrinunciabile dello sforzo mirato
al superamento del concetto di morte: i riquadri ove sono inserite le immagini
rappresentano ancora il limite culturale e bioetico riferito alla clonazione,
mentre la ripetizione delle rappresentazioni rappresenta le proiezioni verso il
sogno di sempre ormai percepibile e
preconizzabile.
La scelta delle immagini o dei concetti da clonare è estrapolata dal serbatoio
del quotidiano. Il “quotidie” ( ogni giorno) assume il significato di clone ed al suo
interno possiamo fermare l’attimo.
Sono opere
di diverso formato serigrafate su tela con vernici a smalto mediante tecnologia
computerizzata con tiratura limitata a 24 esemplari tutti numerati con
numeri romani da I a XXIV.
Tutte sono firmate con firma autografa Luvit sul dipinto e Lucio Vitale sul retro di ogni tela.
Ogni opera è corredata di certificato di autenticità in cui è riportata la tiratura, il numero dell’esemplare a cui si riferisce, l’anno di produzione e il numero di archiviazione.
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